Trovo singolare che, dopo un’intera campagna elettorale all’insegna della lotta ai clandestini, alla delinquenza, alla ricerca continua di eventi di cronaca nera usati per far apparire il Governo Prodi e l’allora Sindaco Veltroni immobili di fronte alla delinquenza dilagante, il primo provvedimento adottato del Governo Berlusconi in materia di sicurezza, sia stato la richiesta di impronte digitali per i bambini rom, seguito dal taglio alle risorse per le forze dell’ ordine che stamattina hanno manifestato di fronte a Palazzo Chigi.Berlusconi, naturalmente, ha annunciato che non ci sarà nessun taglio.
L’affermazione di Berlusconi non sembra però convincere i sindacati delle forze dell’ordine che quantificano in tre miliardi di euro in tre anni. La manovra del Governo di correzione del bilancio per il triennio 2009/2011 che prevede tagli per oltre tre miliardi di euro sui capitoli di spesa della sicurezza e della difesa delle amministrazioni dello Stato. Per i rappresentanti dei sindacati una delle più gravi conseguenze di questa manovra saranno le riduzioni del personale e la carenza di mezzi di trasporto. «In tre anni ci sarà una riduzione totale di 40.000 unità, 15.000 solo in Polizia – spiega il segretario provinciale aggiunto Sap Costantino Faedda – Il personale che sta per andare in pensione non verrà rimpiazzato perchè mancano i fondi. Inoltre il 70% dei mezzi che utilizziamo per le operazione è in deposito in attesa di riparazione. Si può quindi ben comprendere come la sicurezza dei cittadini con questi tagli sia a forte rischio».
Per Antonio Di Pietro «Dal governo la solita politica delle due facce: mentre a parole promette più sicurezza ai cittadini, in Parlamento procede in direzione opposta tagliando i fondi alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco e alle forze armate». «Si riduce il personale – aggiunge – si bloccano le assunzioni, si fanno pesanti tagli strutturali, si riducono i fondi destinati al ministero degli interni e della difesa per un totale di 3,2 miliardi di euro: altro che sicurezza dei cittadini». «Parliamo – conclude Di Pietro – di servitori dello Stato, di persone che ogni giorno, con coraggio, mettono a repentaglio la propria vita per garantire l’incolumità ai cittadini che non può certo essere garantita tagliando risorse economiche a queste categorie».
Il comportamento sarebbe singolare se i personaggi citati fossero delle new entry della scena politica.